JobManagement: la crisi economica è una buona cosa

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JobManagement / “La crisi economica è una buona cosa" : Robert Thurman consiglia ai manager meditazione e investimenti nella “green revolution”

Chiedere alle aziende di investire sulla meditazione in questo periodo pare davvero arduo, nota Fabrizio che è stato all'incontro con Robert Thurman, studioso di buddhismo, amico del Dalai Lama e padre di Uma (che mi sembra un gran bel risultato). Però...  Leggete in proposito anche online fresco du Job24.it  Benessere al lavoro - Ansia e stress "costano"il 3% del Pil in Europa.

di Fabrizio Buratto
“La crisi economica è una buona cosa.” Così esordisce Robert Thurman, titolare della cattedra di Studi Indo-Tibetani alla Columbia University di New York e tra l'altro padre dell’attrice Uma Thurman, nell’incontro di presentazione del laboratorio “A beautiful mind”, che si terrà a Campione Uma d’Italia a partire da gennaio. Il professor Thurman non intende essere provocatorio: “il modo in cui l’economia mondiale stava funzionando era distruttivo perché la crescita continua non è possibile.” L’arrivo della crisi, dunque, secondo Thurman dovrebbe farci riflettere a tal punto da mettere in discussione questo modello di capitalismo.

Etica e “green revolution” sono le parole chiave, e per ripartire secondo Thurman vi è un solo modo: rivolgere lo sguardo verso se stessi. Come? Attraverso la meditazione, per esempio. A noi europei possono sembrare parole campate in aria, ma gli americani conferiscono alle parole il loro valore semantico, e se dicono “yes we can” ci credono davvero. Chiedere alle aziende di investire sulla meditazione in questo periodo, pare davvero arduo. Negli Stati Uniti alcune lo hanno fatto, talvolta con esiti imprevisti, come è accaduto alla Monsanto, industria di sementi geneticamente modificate di cui si parla nel film “Michael Clayton”  senza nominarla esplicitamente. Ebbene, su un gruppo di venticinque manager, dopo un training di meditazione di due settimane, quindici si sono licenziati. Non sopportavano più di lavorare per un’azienda che aveva un atteggiamento predatorio.

Un modo etico di fare business sarebbe operare nella green revolution. Thurman fa l’esempio della Cina, che sta  producendo chip per pannelli solari e turbine eoliche, e domanda se in Italia c’è qualche città leader in questo settore. Silenzio.
Allora, trovandosi a Milano, propone: “Milano potrebbe diventarlo, convertendo l’industria in industria verde”. Chissà se qualcuno dei manager che sono lì per seguire il “laboratorio di strategie e visioni per la leadership” –  come recita il sottotitolo del percorso formativo –  accoglierà il suggerimento. Lottare contro il riscaldamento globale come sta facendo il suo amico Al Gore, che Thurman definisce “il nostro ex presidente in esilio”, secondo il professore della Columbia University rappresenta un agire politico che deve essere supportato con il business, altrimenti il surriscaldamento della temperatura provocherà migrazioni di milioni di persone e sconvolgimenti inimmaginabili. Altro che crisi. Sul tavolo, per ciascuno dei  relatori, c’è una bottiglietta d’acqua. Di plastica, ovviamente.  Dopo avere fatto il loro intervento la aprono, ne bevono un sorso e poi la abbandonano al suo destino. Il resto verrà buttato. 

Difficile passare dalle parole ai fatti, dall’ecologia della mente all’ecologia dei piccoli gesti quotidiani.

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