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02/apr/2019

Il Detraining Negli Anziani, Nelle Donne E Nei Bambini

agemony.com - Benché non ci sia unanimità scientifica nella definizione del termine, quando si parla di “invecchiamento” un concetto condiviso è il fenomeno ad esso correlato che va sotto il nome di “sarcopenia”, lo stato patologico comprendente al contempo una diminuzione di massa e forza muscolari che riporta a problematiche cliniche talvolta gravissime.


La debolezza muscolare nell’anziano è associata a un rischio maggiore di caduta e a un deterioramento delle capacità funzionali, una realtà che se unità ad ulteriori complicazioni (vedi alla voce osteoporosi) può portare a esiti fatali, come sanno gli specialisti che si trovano a trattare fratture del femore in ultrasettantenni.

Un dato più “di nicchia” vede gli effetti di questo deterioramento inasprirsi nel genere femminile; essendo tuttavia la salute ossea direttamente collegabile al metabolismo degli ormoni androgeni, il dato non è sorprendente.

Ciò che invece accomuna i generi è il beneficio che l’attività fisica, e in questo caso ci riferiamo innanzitutto all’allenamento di potenza, è in grado di apportare su più versanti, riconosciuto dalla letteratura scientifica come “intervento sicuro ed efficace” per aumentare la forza (ricordo come la forza nella presa sia parametro direttamente collegabile alla longevità secondo i più recenti studi) e per migliorare le suddette capacità funzionali.

Un allenamento di potenza che, sempre secondo le ricerche (Lemmer et al. 2010), vede l’età come fattore di disparità tra gli adattamenti negli atleti, ma non il genere, in grado in ogni caso di portare incrementi di forza sostanziali e mantenere gli adattamenti anche entro le 12 settimane di inattività, indipendentemente dalla condizione di partenza dell’atleta.

A spiegare la differenza negli adattamenti tra atleti giovani e anziani, una distanza che si fa netta se il detraining si protrae oltre le 12 settimane, è la perdita di numero e dimensioni delle fibre di tipo II, o quantomeno è ciò che gli esperti propongono sottolinenando come gli studi ad oggi presenti vedano nell’atrofia da disuso un dato non del tutto esplicativo riguardo il calo di forza in età avanzata.

Da tecnico, volendo arricchire una fredda trattazione divulgativa, mi sento di suggerire almeno un paio di sedute settimanali di allenamento di potenza adeguatamente prescritto e se possibile assistito a qualsiasi uomo o donna prossimo alla senilità; non c’è infatti un solo aspetto dal punto di vista della salute e dell’estetica del vostro corpo che non ne gioverà sensibilmente.

Altro argomento ampiamente discusso, spesso frainteso, e tuttavia sviluppato con un certo timore, è l’allenamento di forza nei bambini.

Fa male? Blocca la crescita? Può dare realmente risultati sui giovanissimi o presenta solo controindicazioni?

Queste ed altre sono alcune delle più frequenti domande dei genitori davanti alla perplessità che un sistema non ancora sedimentato può far sorgere (una vera preparazione atletica nel nostro paese è appannaggio del professionismo e molto di rado viene applicata nei centri sportivi).

Volendo dunque trascurare le modalità approssimative con cui viene prescritta l’attività ai ragazzi, riporto le parole di Feigenbaum secondo cui “la sicurezza e l’efficacia dell’allenamento della forza per i bambini continuano ad essere documentate”.

Sebbene si credesse che nella pre-adolescenza un insufficiente livello di circolazione di androgeni compromettesse il guadagno in termini di forza, esistono studi trentennali a contraddire tale ipotesi, e al momento è unanime il giudizio che vede il giovanissimo atleta migliorato nella prestazione aerobica, nella struttura fisica, nei profili lipidici del sangue e nelle abilità motorie dopo molte settimane di allenamento della forza.

Fin quando le linee guida vengono rispettate e in presenza di un supervisore competente, possiamo definire i programmi di allenamento della forza per i bambini importanti componenti nelle strategie di prevenzione degli infortuni e negli obiettivi della salute pubblica. Contina a leggere»

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